Lo strano dodo di Cattolica

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Anche quest’anno ho avuto la fortuna di fare parte della pregiuria del Premio Gran Giallo Città di Cattolica. Mi sono perciò letto tutti i 108 racconti pervenuti a questa 45a edizione che rappresentano una sorta di spaccato dello stato dell’arte della narrativa gialla breve, un vero e proprio osservatorio sulle tendenze attuali.

La pregiuria del Gran Giallo di Cattolica (quasi al completo) a rapporto prima della cerimonia di premiazione: Io, Diego Lama, Andrea Franco e Diego Dio.

È così che la sera del 30 giugno, insieme ad alcuni dei colleghi pregiurati, ero sul palco di piazza Roosevelt (proprio di fronte al municipio) durante le premiazioni e ho potuto vivere insieme ai trepidanti finalisti l’annuncio del racconto vincitore, Non si uccidono i dodi, dell’autrice bolognese Scilla Bonfiglioli, già nota alle cronache letterarie giallesche. Franco Forte ha poi letto la motivazione stilata dalla giuria (formata, oltre che da lui, da Cristiana Astori, Carlo Lucarelli, Annamaria Fassio, Franco Forte, Valerio Massimo Manfredi, Marinella Manicardi, Andrea G. Pinketts e Simonetta Salvetti) che ha decretato a giudizio unanime la vittoria di Scilla:

“Nella costruzione di un buon giallo dai contorni sfumati di inquietudine e superstizione, spicca un personaggio di prima grandezza: Dodo, una bambina estinta ma non cattiva, che colpisce dritto al cuore del lettore”

Scilla Bonfiglioli ritira il suo premio.

Insomma, un racconto molto particolare che ha subito messo d’accordo tutti, inclusi i membri della pregiuria… Quest’anno, tra l’altro, la pregiuria ha visto l’ingresso della new entry Andrea Franco:

Non si uccidono i dodi è stato selezionato tra i 10 titoli finalisti individuati dalla pregiuria composta da scrittori, ex vincitori e partecipanti al Premio Gran Giallo: Michele Catozzi, Diego Di Dio, Antonino Fazio, Andrea Franco e Diego Lama.

Sul palco di Cattolica la presenza di Andrea G. Pinketts è da tempo una certezza ma quest’anno, per motivi di salute, lo scrittore non ha potuto esserci anche se non ha rinunciato a un videosaluto, graffiante e irriverente com’è nel suo stile, proiettato prima dell’inizio della cerimonia delle premiazioni. Ci è mancato molto.

Alberto Odone, vincitore del Premio Tedeschi.

All’annuncio del vincitore del Gran Giallo è seguita la proclamazione di quello del Premio Alberto Tedeschi che viene assegnato al miglior romanzo giallo e che si guadagna la pubblicazione nel Giallo Mondadori. Ha vinto La meccanica del delitto del vercellese Alberto Odone, che ha al suo attivo molte pubblicazioni importanti e addirittura una vittoria al Gran Giallo del 1996. Si può ben dire che Alberto è tornato sul luogo del delilto… In ogni caso, un romanzo che travalica il genere e un autore che farà strada.

Alessio Gallerani, vincitore del Premio Alan D. Altieri – Segretissimo.

Novità di quest’anno invece la premiazione del vincitore del neoistituito Premio Alan D. Altieri – Segretissimo intitolato alla memoria dello scrittore prematuramente scomparso un anno fa, un premio voluto con forza da Franco Forte che è riuscito fortunatamente nel proprio intento. L’onore di aggiudicarsi la prima edizione è andato ad Alessio Gallerani con il racconto Il nido dei predatori.

Ma il Mystfest 2018 è stato anche molto altro, con un programma densissimo tra cui segnalo le interviste agli autori a cura della postazione in piazza di Radio Talpa e la serata “Crimini amorosi” sul femminicidio con la partecipazione di Gessica Notaro. Per una panoramica potete leggere il comunicato stampa finale (allegato: .pdf 217 KB) e dare un’occhiata alla bella galleria fotografica.

Post scriptum

Ecco cosa scrivevo a caldo, il giorno dopo la conclusione del Mystfest.

Gran Giallo Città di Cattolica: mi manchi già…

Tramonto sul mare a Cattolica.

Gente che scrive. Strana gente davvero.

Gente con cui parlare senza sosta di quello che ci appassiona, di scrittura, di libri, di fare libri e di vendere libri (perché no?), di editoria insomma, ma anche di cinema, di film antichi o recenti nutrendosi di infiniti aneddoti, davanti a un piatto di spaghetti allo scoglio o a una piada col prosciutto (che tanto è uguale, manco t’accorgi di quello che mangi) o a una birra o a un tavolo vuoto, o camminando sotto il sole che arroventa il lungomare (che noi dell’afa – ma pure delle partite dei mondiali – ce ne facciamo un baffo, basta una granita), e ti senti a casa, anche soltanto a stare lì ad ascoltare.

Cattolica è questo.

Ritrovare vecchi amici e conoscerne di nuovi. Con gli assenti che sono con noi anche più dei presenti.

E stare lì a parlare dei racconti letti, belli e brutti (più belli che brutti) e magari concordare su questo o quello, un occhio fisso al telefono aspettando il messaggio dell’amico che ancora manca all’appello (sarà stato fagocitato da un ingorgo autostradale? mica può saltare la serata della premiazione).

Franco Forte e alcuni pregiurati sul palco durante le premiazioni. (Foto Mysfest/Maurizio Polimeni)

E discutere senza sosta fino a notte fonda, ma molto fonda (che poi per smaltire le ore piccole ci vuole una settimana, che mica siam più giovin virgulti…) disquisendo di figure retoriche (aspetta aspetta, com’era quella cosa che?) o di lettura ad alta voce sì o no (risultato incerto) o di dialetto versus lingua (abbandono di campo per sfinimento…)
Ma l’anacoluto davero? L’anache? No, eddai, dopo il limoncello nun se po’… A’ Cèsare!

E tornare a casa dopo baci e abbracci che nemmeno quando partivi militare, sentendoti dentro cadenze romanesche e napoletane e milanesi e liguri e romagnole ed emiliane (famo emiliano-romagnole, eddai, come la piada dop così stamo apposto… a rieccolo quel romanesco… che mi po sò de Venessia, ciò, e certe cose non dovrei proprio, che mi rovinano la parlata, come il latinorum dei romani di Asterix…).
Et-ce-te-ra. Et-ce-te-ra.
Abbasta.
A’ Cèsare!

Sono passate poche ore eppure il groppo già prende.
C’è soltanto una cosa da fare. Sissi, solo una, infallibile.
Andare al solito bar a scrivere, riscrivere, limare, revisionare. A fare progetti.
Senza fermarsi, che così il magone se ne va più in fretta.
Grazie a tutti. È stato bellissimo. Vi voglio bene.

(Immagine dell’intestazione: Foto Mystfest/Maurizio Polimeni)