Il duro mestiere di scrivere gialli… (ovvero elogio dei beta reader)

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Quando il manoscritto, che hai limato fino all’inverosimile, ce l’ha in mano il fidato pugno di beta reader (vedi oltre) che proprio tu hai pregato di essere impietosi, e loro ti prendono alla lettera e cominciano a inondarti di annotazioni e suggerimenti uno più azzeccato dell’altro (per non parlare delle correzioni dei tuoi innominabili strafalcioni), che poi era esattamente ciò che volevi…

Adoro questi momenti che ti fanno vacillare le certezze e come ultima spiaggia c’è il Codice di Procedura Penale (che ho immortalato a futura memoria sul tavolino del solito bar).

Ci vuole decisamente una tempra solida per fronteggiare questo mestiere.

Nel caso fosse sfuggito, il manoscritto che si intravede sotto il tomo giuridico è esattamente quello che sembra, la terza indagine del commissario Aldani…

Non fatevi però illusioni, il cammino è ancora lungo, anche se il contratto con TEA è già firmato e la pubblicazione è una certezza. Non so dirvi quando ma di sicuro nel 2019.

Tornando ai beta reader, questa è la definizione di Wikipedia (mia traduzione libera):

Un beta reader di solito è un lettore di test non retribuito di un lavoro letterario o di altro scritto non ancora pubblicato (simile al beta testing nel software) che fornisce all’autore un feedback dal punto di vista di un lettore medio. Un beta reader non è un professionista e pertanto i consigli e commenti che fornisce sono quelli di un lettore medio. Questo feedback è usato dallo scrittore per risolvere eventuali rimanenti problemi con la trama, il ritmo e la consistenza.

Nel tempo sono riuscito a costringere… ehm, convincere un manipolo di persone a leggere la stesura finale dei miei romanzi (in soltanto un paio di settimane, of course…) per aiutarmi a epurare il testo di tutto ciò che non avrebbe dovuto mai entrarci. Non sempre sono amici in senso stretto, più che altro colleghi di scrittura, giornalisti, poliziotti, magistrati, veneziani doc e via dicendo, ognuno una sorta di esperto nel proprio “campo” ma soprattutto lettori “informati sui fatti”.

Non avete idea di cosa un lettore di questo tipo sia in grado di scovare nel testo. Ecco perché quella stesura finale NON è l’ultima stesura e dopo che i feedback sono arrivati e li ho messi l’uno in fila all’altro comincia un nuovo duro lavoro di revisione.

Insomma, non finirò mai di essere riconoscente ai “miei” beta reader(*). Grazie!

(*) Lo so, avrei potuto usare l’espressione “lettori di test” o similari ma avere a che fare quotidianamente con il mondo del software mi rende l’espressione beta reader molto più familiare. Deformazione professionale?