Di siti, blog e legge della frammentazione

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    A malincuore, ma anche senza troppi rimpianti, mi sono infine deciso: il blog (crashtext.it) è confluito nel sito (michelecatozzi.it). Ho fatto cioè quello che tutti i manuali consigliano, vale a dire di non disperdere le energie e consolidare le proprie presenze web nel minor numero possibile di siti, al limite uno soltanto.

    Crashtext è nato a fine 2013, dopo infinite elucubrazioni sul come – cosa – perché. Dovete sapere che sono tendenzialmente un perfezionista, al limite del paranoico. Nulla mi soddisfaceva, finché non ho optato per un blog semplicissimo, senza immagini o foto. La scelta del nome e della tagline (ed ecco qui il rimpianto) era, secondo me, molto riuscita: Crashtext – Ossessione del testo e assedi digitali, rappresenta una felice sintesi del mio rapporto con la parola scritta.

    Il sito personale, che ha visto la luce soltanto nel 2015 sulla scia dei recenti accadimenti in ambito narrativo, era invece in cantiere da molti anni, addirittura dalla fine del 2011 quando, dopo l’arrivo in finale al Torneo IoScrittore del mio romanzo Il mistero dell’isola di Candia e la conseguente pubblicazione dell’ebook, avevo deciso di sbarcare ufficialmente sul web. Ma michelecatozzi.it era rimasto “in bozze”, e alla fine, stremato, avevo optato per un semplice sito dell’ebook (ilmisterodellisoladicandia.it), a metà strada tra un sito personale e una landing page del romanzo.

    Nell’operazione di fusione, i post di Crashtext sono confluiti nella sezione Blog del sito (sito “ufficiale”, l’ho battezzato con un pizzico di orgoglio), accanto ai post già esistenti che sono invece finiti nella sezione News. La differenza tra le due sezioni dovrebbe essere (spero) chiara: considerazioni personali da una parte, notizie in un certo qual modo “ufficiali” dall’altra. Vedremo, nel prosieguo, se questa distinzione reggerà.

    Una considerazione: il vecchio blog era di fatto privo di immagini, mentre il sito, anche per via di un tema che dà il massimo quando si usano le cosiddette “featured image”, le prevedeva, per cui ho dotato i vecchi post di Crashtext, almeno i più recenti, di immagini. Un’attività faticosa che non ho, per l’appunto, completato.

    Quasi in parallelo a questa fusione, ho messo ordine anche nei miei profili social. Per prima cosa ho provveduto a rinominare il profilo Facebook, che inizialmente era legato allo pseudonimo con cui ho pubblicato il romanzo Netcrash, mettendo il mio nome in chiaro e configurando il “friendly” url catozzi.michele (purtroppo altre combinazioni erano già occupate). Quindi ho creato un pagina autore su Facebook, con il “friendly” url michele.catozzi.autore. Secondo i vademecum predisposti dagli esperti di editoria, ogni scrittore che si rispetti dovrebbe possedere la propria pagina Facebook ben distinta dal profilo. Sulla querelle pagina vs profilo avevo letto pareri contrastanti, ma alla fine ho optato per la pagina.

    Infine ho messo mano all’account Twitter: il vecchio @crashtext_it si è trasformato nel più comprensibile @m_catozzi: anche se in entrambi il nome in chiaro era “Michele Catozzi”, considerando che nel corpo dei tweet quello che si legge è l’account, non c’è dubbio che @m_catozzi sia molto più riconoscibile del pur evocativo @crashtext_it.

    E ora vado a spiegare il titolo un po’ criptico di questo post…

     Il libro di Imperi è di quelli da non perdere.

    Il libro di Imperi è di quelli da non perdere.

    Confesso che se un pomeriggio, durante la mia consueta scorribanda in libreria, non mi fossi imbattuto in un certo libro sarei ancora qui ad arrovellarmi se sia meglio convergere o divergere. Il libro cui mi riferisco è questo: “Adesso blog! Le 22 (immutabili) leggi del blogging” di Daniele Imperi, edizioni Anteprima, Torino 2015.

    Il libro di Imperi – che solo più tardi ho scoperto essere il “famoso” Penna blu – l’ho comprato d’impulso per un semplice motivo: è uno splendido oggetto libro, con una copertina come quelle che piacciono a me, solo testuali, e una cura nell’impaginazione sempre più rara al giorno d’oggi. Uno sguardo veloce ai contenuti mi ha convinto che si trattasse di un acquisto indispensabile. Quando poi l’ho letto, mi sono a tal punto riconosciuto in alcuni passaggi che ho deciso seduta stante che dovevo procedere senza più tentennamenti alla sudata fusione. Citerò una delle 22 leggi del blogging di cui al titolo del libro, quella più esplicativa della mia situazione:

    N. 20 – La legge della frammentazione
    Non disperdete i vostri contenuti: non aprite due blog con argomenti simili.

    A dire il vero i miei siti non rispettavano quasi nessuna delle 22 leggi del blogging, e tuttora, nonostante la fusione, il mio sito/blog è ben lontano da ciò che dovrebbe essere. Ma l’importante è essere consci di dove si sbaglia, per poi porvi rimedio. Un errore per tutti? La violazione di questa:

    N. 15 – La legge della periodicità
    Stabilite una frequenza di pubblicazione fissa, non trascurate il vostro blog.

    E qui stendo un velo pietoso… 🙂 Certo, ero conscio del problema anche prima di leggere il libro di Imperi, dato che questa è forse una delle leggi più note del blogging, ma devo ammettere che “Adesso blog!” mi ha dato la mazzata finale. Grazie, Daniele!

    Per concludere: avrò fatto bene? Avrò fatto male? Al lettore, come suolesi dire, l’ardua sentenza.

    P.S.: al di là del libro citato, di Daniele Imperi consiglio di seguire il blog Penna blu perché è ricco di post molto interessanti (la cosa migliore è iscriversi alla sua newsletter). A chi è rivolto? Eccone la tagline: “Scrivere è comunicare – Il blog per scrittori, blogger e copywriter”. Chiaro, no?

    2 COMMENTS

    1. Ciao Michele,
      grazie mille per la bella recensione 🙂
      Mi fa piacere che abbia trovato utile il mio libro. Mi auguro che le varie modifiche al blog portino miglioramenti. Tienimi informato.

      • Grazie a te per il commento, Daniele (come vedi, da queste parti è peggio del deserto dei Tartari…). Il tuo libro, oltre che utile, è stata una lettura davvero piacevole, si vede che ci sai fare con le parole e c’è solo da imparare a leggerti. Direi che tutti quei blog hanno lasciato il segno… 🙂 Alla prossima!

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