Il pianeta in mare, Porto Marghera tra rimpianti e speranze

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Occasione irripetibile, l’11 ottobre, la proiezione nel “capannone” sindacale del Petrolchimico di Porto Marghera del documentario Il pianeta in mare. Un bellissimo docufilm, presentato fuori concorso all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, diretto da Andrea Segre e al quale ha collaborato come coautore Gianfranco Bettin, che affronta il passato e il presente di Porto Marghera, con uno sguardo tagliente al suo incerto futuro.

Breve premessa. 

Foto “rubata” del regista Andrea Segre.

Il pianeta in mare è uscito nelle sale cinematografiche il 26 settembre. Marea tossica è uscito nelle librerie il 10 ottobre, esattamente due settimane dopo. L’11 ottobre l’evento straordinario al “capannone” del Petrolchimico, simbolo di tante battaglie sindacali.

Il docufilm tenta un difficile viaggio nelle vite degli operai di Porto Marghera, tra rimpianti e speranze. Il mio romanzo vede il commissario Aldani indagare “tra le ombre senza pace del Petrolchimico di Porto Marghera”. 

Tra gli “attori” del documentario c’è anche Nicoletta Zago, l’ex operaia dello stabilimento Vinyls protagonista dieci anni fa di una indimenticata battaglia sindacale contro la chiusura dell’ultimo baluardo del ciclo della plastica. Nicoletta è citata nella finzione del romanzo in un articolo del giornalista Schinco; non solo, si è meritata un’ulteriore citazione alla fine della mia nota autore per via dell’intervista rilasciata sulla vicenda Vinyls a Giada Bastanzi, nella cui tesi di laurea (L’asfalto e le memorie, Università Cà Foscari 2018) mi ero imbattuto un anno fa. Memorabile la consonanza a quella “geografia personale” del Petrolchimico da me a lungo anelata. Chi leggerà il romanzo, capirà.

Infine, Gianfranco Bettin, indiscusso esperto di Porto Marghera e del Petrolchimico su cui ha scritto numerosi saggi e un recentissimo romanzo (Cracking, Mondadori 2019), presenterà Marea tossica il 25 ottobre a Mestre

Insomma, ce n’è abbastanza per pensare a coincidenze, segni del destino, legge di attrazione. Chiamatele come volete, fatto sta che non potevo mancare a quell’appuntamento per me così carico di simboli. E infatti, nonostante le accidentate peripezie autostradali del weekend, a Marghera sono riuscito ad arrivare… 🙂

Camuccio, Troni e Bettin ascoltano il sottosegretario Baretta collegato da Roma via skype.

La proiezione del film è stata preceduta da un breve ma intenso dibattito, moderato da Segre e Bettin, al quale hanno partecipato sindacalisti, politici e dirigenti delle aziende operanti a Porto Marghera. Cito, per completezza di cronaca: Davide Camuccio (Segretario Generale Filctem Cgil Venezia), Pier Paolo Baretta (sottosegretario Economia e Finanze), Michele Troni (direttore Waste Management di Syndial – Eni), Luca Alburno (vice direttore Bioraffineria – Eni), Dante Viale (direttore stabilimento Versalis – Eni), e infine un anonimo responsabile del personale di Fincantieri Venezia di cui mi è sfuggito il nome e che il caso ha voluto mi ci sedessi accanto (Fincantieri, cioè ex cantiere navale Breda: chi leggerà il romanzo capirà il significato di questa ulteriore coincidenza).

Il “capannone” stracolmo di pubblico. Tra loro tanti ex operai. In prima fila dirigenti Versalis, Syndial, Fincantieri, Eni.

In un “capannone” pieno di ex operai, si è parlato di bonifiche, marginamenti, aree SIN (Siti di Interesse Nazionale), dismissioni, biocarburanti. Il sottosegretario Baretta, veneziano, via skype da Roma ha parlato di rifinanziamento della Legge speciale per Venezia, di authority dedicata al problema, della vocazione industriale di Porto Marghera, di riqualificazioni, di attrazione degli investimenti, con un cenno al prossimo referendum sulla separazione tra Mestre e Venezia e alla “Grande Venezia”.

Tante parole dietro le quali si celano ancora troppi problemi e incertezze sul futuro. Come i molti fuori servizio degli impianti del cracking e la conseguente accensione delle fiaccole di sicurezza, che l’attento Bettin non ha mancato di ribadire al dirigente Versalis presente in sala. Qualcuno ha espresso un forte apprezzamento per il “valido tessuto” lavorativo di Porto Marghera, per la grande capacità ed esperienza delle sue maestranze. Il tempo stringe, auguriamoci che tali professionalità non vadano disperse come purtroppo sta già avvenendo.

Rai 3 ha trasmesso un bel servizio sull’evento che vi consiglio di guardare.

Finalmente, al calar della sera, si è potuto dare inizio alla proiezione.

Il pianeta in mare è un film struggente,
coriaceo, poetico,
pieno di umanità,
disintermediato

Non aspettatevi un documentario tradizionale, con narrazione cronologica e interviste ai protagonisti, voce fuori campo e didascalie. No, siamo di fronte a un film che procede per sottrazione, che racconta la storia di Porto Marghera attraverso microstorie personali, partendo dal particolare per giungere al generale, usando pochi significativi esempi (i cantieri navali, la raffineria, il cracking, l’ex Vinyls , il terziario del Vega, il porto) a testimonianza di un mosaico sterminato. I protagonisti dialogano in continuazione tra loro, con una naturalezza sorprendente. Spesso servono i sottotitoli per capire la babele multietnica di lingue parlate, tra cui una serie di varianti molto strette del dialetto veneto che soltanto un autoctono potrebbe comprendere… 🙂

Immagine simbolo di Pianeta in mare: il gondolone e il Petrolchimico, con l’arco Bossi e l’impianto Versalis.

Tra le tante scene evocative che rappresentano la realtà di Porto Marghera vi racconto quella per me più toccante, girata all’interno del Petrolchimico. Nicoletta Zago, insieme all’ex compagno di lavoro Lucio Sabbadin, vaga nell’impianto abbandonato della Vinyls , in uno sfondo di quadri elettrici fuori uso e di vecchie pipeline arrugginite. Si avvicina a un’autoclave estirpata dalle torri metalliche che non esistono ormai più e che giace sul terreno. 

Nicoletta Zago, sotto lo sguardo di Lucio Sabbadin, estrae frammenti di PVC da una autoclave nell’ex stabilimento Vinyls.
Nicoletta e Lucio, sullo sfondo le vecchie pipeline.

Nelle autoclavi dei reparti PVC il CVM, cloruro di vinile monomero, un gas altamente cancerogeno, mescolato ad acqua e reagenti veniva trasformato in PVC, cloruro di vinile polimero. Un materiale inerte. Plastica. Negli impianti più vecchi, quelli degli anni Sessanta e primi Settanta, non ancora automatizzati, gli operai si calavano all’interno delle autoclavi per lavarle, respirando il micidiale CVM che si sprigionava da bolle imprigionate nei residui di PVC. Per quello le autoclavi sono diventate il simbolo stesso dei morti per CVM al Petrolchimico. Quei morti che dal grande processo giudiziario hanno ottenuto giustizia, sia pur parziale.

La nostra Nicoletta esamina l’interno dell’autoclave e rimuove dalle pareti interne dei residui di polimero che vi erano rimasti attaccati: frammenti di PVC che si polverizzano nella sua mano. Un gesto carico di significati, quasi un silenzioso tributo ai morti del Petrolchimico. 

Uno dei fotogrammi più stranianti del film, la passerella dell’impianto di cracking Versalis.
Io e Nicoletta davanti a uno dei murales del “capannone”.

Chiudo citando un’altra scena, quella dei cercatori di vermi che rovistano con un forcone tra il fango nero del fondale della laguna accanto al ponte translagunare. Afferrano i vermi uno a uno ma ributtano in acqua i caparozzoli, le vongole, perché sono velenosi… La risonanza con Marea tossica è sconcertante.

Mi fermo qui.

Sul sito del collettivo ZaLab (produzione e distribuzione) trovate la scheda e altre informazioni sul film. Su Vimeo invece trovate il trailer, se volete farvi un’idea.

Il film è bellissimo. Se potete, andate a vederlo.

Vi lascio con una breve citazione da Marea tossica:

Una tristezza vaga lo colse. Dietro la mensa gli si presentò innanzi il «capannone» delle assemblee sindacali. Era davvero un capannone, frutto delle battaglie dell’autunno caldo, sorto sull’area del “campasso”, il terreno dove si erano tenute le prime assemblee spontanee degli operai del Petrolchimico. 

Dai vetri sporchi riusciva a scorgere i vecchi striscioni delle manifestazioni contro il terrorismo e i grandi murales che ancora decoravano l’interno.