Il declino di Roma e del giornalismo in un thriller sul terrorismo islamico

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Una settimana dopo la presentazione di Laguna nera a Pesaro ho avuto l’onore di raccontare, nella medesima libreria, il nuovo thriller di Federica Fantozzi, Il logista. Tutta colpa di Giovanni Belfiori, il quale, memore forse della presentazione di Le parole mute del tempo, scritto a quattro mani con il fratello Francesco, mi ha proposto di affiancarlo nell’evento inserito tra quelli preparatori al Passaggi Festival della Saggistica di Fano.

Il 26 maggio ho potuto così conoscere Federica Fantozzi, giornalista de l’Unità che ha scritto anche per la Repubblica, l’Espresso e altri importanti giornali nazionali e che è già autrice di due thriller (Caccia a Emy del 2000 e Notte sul Negev del 2001).

Il logista (il titolo fa riferimento alla professione di uno dei protagonisti, Tancredi, che si occupa di gestire i trasferimenti di ricchi professionisti in paesi ad alto rischio) affronta un tema di grande attualità: il terrorismo islamico.

Al solito, non svelerò nulla della trama, salvo che la protagonista è Amalia, una giovane giornalista che collabora con Il Vero Investigatore, uno sgangherato quotidiano della Capitale, e che si troverà suo malgrado invischiata in un’indagine pericolosa.

A proposito di terrorismo islamico, dice Doug, lo zio del coprotagonista Tancredi (il logista):

“Il terrorismo non sono solo quattro straccioni con la mente obnubilata e la cintura imbottita di tritolo. Dietro c’è un flusso costante di capitali. […] Gli strateghi più acuti del Jihad hanno capito che su questo fronte si giocheranno le sorti della guerra asimmetrica. Loro sono più numerosi, motivati e armati. Ma finché saranno poveri non vinceranno.”

Già dalla citazione della guerra asimmetrica si intuisce che l’autrice è ben documentata sul tema. Terrorismo a parte, va detto che dalle pagine di Federica traspare anche un infinito amore per Roma e l’inevitabile dolore per lo stato di decadenza in cui versa la città. Ecco cosa fa dire, impietosamente, a un suo personaggio:

“La vostra città non mi piace. È sporca, disordinata, incivile. Odora di piscio e di passato. Neanche voi romani mi piacete: sciatti e furbastri. Non vi accorgete che state colando a picco insieme alle strade dissestate, alle fogne otturate, agli alberi lasciati seccare.”

Confesso di aver percepito un’immediata vicinanza di sentire e una montante indignazione. Roma come Venezia. Purtroppo. Ecco infatti cosa dice Amalia, riferendosi alla Capitale ma allargando la prospettiva all’Italia intera:

“L’Italia è piena di palasport abbandonati, trampolini in disarmo e altri gusci vuoti. […] Pensa che a Venezia si scivola sul ponte di Calatrava e i cittadini fanno causa al Comune.”

Amalia, non a caso, è una giornalista, così come l’autrice, e infatti l’intero romanzo è pervaso dalla denuncia di una deriva inarrestabile che sta portando la categoria verso il baratro. Così scrive il narratore a proposito di giornalismo, riferito al “capo” de  Il Vero Investigatore:

“La situazione della stampa a livello nazionale gli era ben nota: se non in via di estinzione, comunque aveva intrapreso una lotta alla Highlander in cui soltanto un pugno di ‘big players’ sarebbe sopravvissuto.”

E ancora:

La stampa è in via di estinzione. Il New York Times, Le Monde, El Pais, riducono l’organico. L’Independent si era congedato dalle rotative e usciva solo online. In Italia peggio che mai, i nostri connazionali non leggono, e giù dati impietosi.

Chiaro, no?

Federica Fantozzi.

Nel romanzo di Federica ho scovato anche alcune curiosità che mi hanno colpito (e che credo di non aver raccontato durante la presentazione):

  • Il cosiddetto Acquario – l’open space che costituisce la redazione de  Il Vero Investigatore – lo stesso termine che anch’io ho usato nel mio cyber thriller ma riferito alla sala riunioni nel quartier generale californiano di un grande social network.
  • La doppia citazione di Venezia: una l’ho riportata, la seconda non lo faccio perché rischio lo spoiler
  • La doppia citazione da Star Wars (lunga vita a George Lucas…).
  • L’incipit “L’acqua era nera.” Mi ricorda qualcosa…
Work in progress…

Se dovessi sintetizzare, questo romanzo mi è rimasto nelle corde proprio per il modo di affrontare quelle due tematiche: la decadenza di una città e la crisi del giornalismo. Poi, naturalmente, c’è la parte thriller vera e propria ma, ve l’avevo detto, non svelo nulla: lo scoprirete solo leggendo…

Federica mi ha comunque confidato di stare già lavorando a una seconda avventura di Amelia. Attendo con impazienza.

P.S.: dimenticavo, per raccontare la mia “lettura” del romanzo, ho utilizzato un già rodato metodo a schemi…