La morte di Venezia: prove tecniche di autofiction giornalistica datate 1975

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Qualche giorno fa con mio figlio sfogliavo un vecchio Conoscere alla ricerca di immagini di dinosauri, che ben ricordavo fossero lì. Le abbiamo trovate, ma dalle pagine consunte è anche saltato fuori un foglio protocollo ingiallito con la brutta copia di un mio tema risalente alla prima o seconda liceo, vale a dire al 1975. Un reperto testuale dunque di 40 anni fa che non rileggevo da allora.

[Disclaimer: quanto segue riveste interesse solo per me e, forse, per la mia famiglia. Siete avvisati…]

Dovete sapere che il Conoscere cui mi riferisco è il volume n. 1 datato 1962, l’unico (di una ventina che componeva l’enciclopedia) presente nella biblioteca di famiglia e sopravvisuto a vari traslochi. Non ho la più pallida idea di come sia in origine finito negli scaffali della libreria, peraltro insieme al volume n. 1 della Enciclopedia della donna, anch’esso unico di una ventina e pure esso datato 1962. Anni floridi, quelli, per le enciclopedie e le vendite porta a porta di libri…

A ogni modo, quel “Conoscere” mi fece compagnia da bambino in innumerevoli pomeriggi in cui l’ho sfogliato fino allo sfinimento, e questo fin da prima di imparare a leggere. Al punto che oggi ancora rammento la maggior parte delle voci, soprattutto le illustrazioni, con quel loro inimitabile stile neo-positivista da boom economico che tanto mi affascinava. Non a caso Conoscere era la “Grande enciclopedia di cultura generale documentata completamente con illustrazioni a colori”. Vero.

Nonostante l’argomento sia di estremo interesse ( 🙂 ) e ripromettendomi perciò di riprenderlo quanto prima, è meglio tornare all’oggetto del post, cioè al reperto ritrovato, finito chissacome dentro il volume e lì giacente da 40 anni. Premesso che non ricordo minimamente di averlo scritto (ma ho riconosciuto senza esitazioni la mia scrittura), che si tratti di un tema, immagino in classe, è fuori discussione. Ci sono pure i tre titoli tra cui scegliere:

  1. Sono un inviato speciale di un importante giornale […] in…
  2. Bilancio del primo anno scolastico della S.M.S.: [luci] ed ombre.
  3. Un personaggio della nostra epoca che ammiro per [la] sua forte personalità.

La datazione del reperto non è difficile, il secondo titolo proposto fa infatti riferimento al primo anno di scuola media superiore (liceo scientifico, nel mio caso), pertanto il tema è stato scritto o alla fine della prima classe o all’inizio della seconda. Diciamo tarda primavera o autunno del 1975.

N.B.: il foglio protocollo è privo di un angolo di carta proprio in alto a destra (uno strappo rigorosamente d’epoca) e ciò spiega quelle parentesi quadre di omissis nei titoli.

Il tema svolge proprio il primo titolo, ma non sono riuscito a capire cosa ci fosse scritto nella parte andata perduta visto che, come si vedrà, lo svolgimento è ambientato 20 anni nel futuro.

TemaLiceoSuVenezia1975
Le due facciate originali della brutta copia del tema liceale su Venezia datato 1975.

Ecco dunque il testo (integrale e non editato). Come titolo postumo, oggi sceglierei: La morte di Venezia


Sono un inviato speciale di un importante giornale […] in… (da un tema in classe del 1975)

L’aria frizzante della laguna mi sferza il viso durante il mio viaggio attraverso Venezia, una breve corsa tra canali e rii della mia città che non vedevo da 20 anni. Mi è bastato.

Da come me la ricordavo non mi sarei mai aspettato una cosa simile anche se è passato molto tempo dall’ultima volta. Il motoscafo deve farsi strada tra mucchi di immondizie che galleggiano sull’acqua, un’acqua che ormai non può più essere chiamata tale. Il Canal Grande sembra essere la strada di una grande città ingorgata di automobili, e l’acqua della laguna non si snoda più dolcemente attraverso le isolette ma vi si incunea con forza dirompente, sbattendo contro le rive ed asportandone la linfa vitale.

Un tempo Venezia era chiamata la “Serenissima”, ad indicare la sua floridezza, ma ora ha cambiato volto, non la riconosco più, è una città morente, che lo stesso mare da cui sorse adesso vuole portarsi via, con la collaborazione degli stessi veneziani. Questi infatti mi hanno deluso, sono rimasto sorpreso nel vedere il loro disinteressamento, la loro passività; molti se ne vanno, abbandonano la loro città al suo destino. Sembra quasi che su Venezia sia calato il velo della tristezza e che lo spirito antico di collaborazione e di aiuto reciproco che la animava se ne sia andato a poco a poco con la sua gente. Che sia questo il prezzo del progresso?

Dicevo molti se ne vanno, mettono su casa in terraferma perché è più comodo, dicono. E intanto Venezia peggiora e si riempie di turisti e di persone che non hanno niente in comune con essa, masse anonime che la distaccano sempre più dalla sua vera natura di regina del mare trasformandola in uno stupido baraccone per souvenir e in un custode di tesori da dare in pasto ai turisti. Ed è per salvare questi tesori che si sono creati fondi internazionali, si sono promosse iniziative e studi per risolvere il flagello dell’acqua alta; ma non è con i soldi o con la tecnica che si potrà salvare Venezia, è lo spirito che manca, uno spirito che se non si riuscirà a ricreare allora Venezia sarà morta per sempre anche se la sua acqua sarà limpida e azzurra e i suoi monumenti saranno ben puliti e lustrati.


Ecco. E allora?

Allora confesso di essere rimasto molto sorpreso dalle quelle considerazioni che, tutto sommato, sono abbastanza attuali. All’epoca il concetto stesso di MOSE era di là da venire, e soprattutto non potevo prevedere la collusione tra imprenditoria e politica che avrebbe messo le mani su Venezia (cronaca di questi ultimi mesi).

Inoltre non posso fare a meno di notare le affinità con un bellissimo saggio che ho letto di recente: Se Venezia muore di Salvatore Settis, Einaudi 2014, che tra i tanti problemi della città ne individua due principali: gli abitanti che se ne vanno dal centro storico e la funzione dello stesso che viene ridotta progressivamente a turistico-alberghiera.

Chiudo notando che nel 1975 facevo finta di essere giornalista scrivendo dei problemi di Venezia. Nel 2015 pubblicherò con TEA il romanzo Acque morte, e chi ha letto le bozze non potrà fare a meno di riconoscere che quel tema in classe di 40 anni fa era a dir poco profetico. Quando si dice essere coerenti…