L’Italia digitale trova posto nella Costituzione grazie a Stefano Quintarelli

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Lo scorso 10 febbraio alla Camera si è vissuta una bella pagina di storia a margine della consueta bagarre dei deputati che litigavano sulle riforme costituzionali. L’emendamento di Stefano Quintarelli, pioniere italiano di Internet, all’art. 117 comma r, che dà allo Stato la competenza di coordinare l’informatica di tutta la Pubblica Amministrazione, è stato votato all’unanimità. Ma cosa è successo, dunque, di così eclatante?

È successo che alla Camera un emendamento costituzionale è passato all’unanimità. Pare non succedesse dal 1948.

È successo che un tecnico informatico prestato alla politica è riuscito a catalizzare l’attenzione dell’aula e a far cambiare idea al Governo.

È successo che poche parole aggiunte a un comma potrebbero portare a grandi cambiamenti per l’Italia digitale.

Ecco il tweet con cui viene annunciata la storica votazione:

E questo è il tweet “celebrativo” col tabellone illuminato:

È lo stesso Quintarelli, col post Sono quasi un costituente nel suo sito parlamentare, a fare una sintesi di come si è arrivati all’approvazione

[del]l’emendamento [che] dà allo Stato competenza esclusiva nel coordinamento informatico dei dati, dei processi e delle relative infrastrutture e piattaforme informatiche

Quintarelli, di fronte all’opposizione di tutti, incluso il Governo, aveva deciso di ritirare l’emendamento:

la bolgia si è placata, Antonio Palmieri ha fatto proprio l’emendamento e lo ha sostenuto con un intervento molto toccante, seguito dal sostegno di Rocco Buttiglione e poi a seguire rappresentanti da tutti i gruppi.

Il resoconto stenografico della seduta ben testimonia il repentino cambiamento di clima che ha portato alla votazione unanime (con 0 contrari e 4 astenuti). Un risultato, si diceva storico. Anche il blog dell’Intergruppo Innovazione del Parlamento offre un’ottima sintesi degli avvenimenti.

Il deputato Antonio Palmieri, sintetizza così, sul magazine online Agenda Digitale gli effetti dell’emendamento:

Con la riforma costituzionale, le norme digitali non passeranno più dalle Regioni.
[…] Si legge che spetta allo Stato il “coordinamento informatico dei dati, dei processi e delle relative infrastrutture e piattaforme informatiche dell’amministrazione statale, regionale e comunale”. L’impatto è che l’iniziativa legislativa passa allo Stato. Se il Governo e l’Agid approvano un nuovo piano per il digitale, la cosa diventa subito esecutiva. Non c’è più bisogno di coordinamento Stato-Regioni, con un risparmio di tempi e costi per la macchina dello Stato, e meno rischi di sovrapposizioni e frammentazioni.

Sulla stessa lunghezza d’onda, ma con esempi estremamente tecnici, Paolo Colli Franzone, di Osservatorio Netics, sempre su Agenda Digitale:

Cambia tutto, in estrema sintesi: a partire dalla sovrabbondanza di piattaforme tecnologiche sviluppate negli anni dalle Regioni e dai Comuni, con tutte le derivate del caso in termini di ostacoli all’interoperabilità e/o alla generazione di sovracosti per la gestione dell’interoperabilità medesima.
E tutto va a incastrarsi alla perfezione all’interno del puzzle disegnato a suo tempo da Francesco Caio e dai suoi collaboratori ed ora messo a punto dall’AgID e dai ministeri competenti: anagrafe nazionale della popolazione, sistema di identità digitale, hub dei pagamenti elettronici della PA, razionalizzazione dei data center pubblici.

E ancora:

Quello che cambia radicalmente, anche qui in meglio, è lo scenario che si prospetta di fronte all’immediato futuro delle società ICT in-house regionali e comunali.
Viene a mancare di significato l’esistenza di una quindicina di soggetti ciascuno dei quali sviluppa piattaforme e soluzioni sostanzialmente identiche fra loro sotto il profilo funzionale. Vedi, per fare alcuni esempi, le piattaforme per la gestione del bollo auto, il fascicolo sanitario elettronico, il sistema informativo del lavoro e della formazione professionale, e via di questo passo.

In rete l’entusiasmo è alle stelle (e non potrebbe essere altrimenti), anche se qualcuno, giustamente, teme un ritorno al centralismo e ai carrozzoni di Stato. Ma è lo stesso Quintarelli a precisare, su Twitter:

chi parla di 1 sw uguale per tutti ? si parla di sw e piattaforme coordinate che interoperano e processi integrati tra sistemi. no che quando arrivi al confine, cambia lo scartamento

Non resta che ringraziare Stefano Quintarelli per l’impresa compiuta. E se non sapete chi è Quintarelli, oltre al suo sito parlamentare, date un’occhiata alla voce di Wikipedia, al suo blog, alla pagina su Camera.it

In rete si trovano molti post e articoli sull’evento. Ne cito solo due di Luca De Biase per la consueta lucidità: Unanimità per l’unità digitale d’Italia. Vittoria costituzionale di Quintarelli e Palmieri e La copertura mediatica sulla votazione per l’unità d’Italia digitale – #nazzarenostaisereno.