Se in futuro scriveremo solo con le tastiere sarà un bene?

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L’idea che nel giro di pochi anni la scrittura a mano corsiva possa scomparire dai programmi di insegnamento nelle scuole mi inorridisce. Eppure è esattamente quanto succederà dal 2016 nelle scuole finlandesi a tutto beneficio della scrittura al computer. Ma è anche quanto è già successo in alcune scuole americane.

La notizia, diffusasi a novembre, era troppo ghiotta per non essere rilanciata sul web fino allo sfinimento. Ma con un buffo effetto collaterale, tipico di Internet. La lettura frettolosa delle fonti finlandesi, complici anche l’osticità della lingua, ha infatti generato due grossi equivoci, che si sono propagati in rete come uno tsunami:

  1. Le scuole avrebbero abolito (o, più precisamente, reso non obbligatorio) l’insegnamento della scrittura manuale (cosa non vera, in quanto la decisione riguarda solo la scrittura manuale corsiva, restando immutato l’insegnamento del maiuscolo)
  2. Le scuole avrebbero insegnato la scrittura al computer e addirittura a scrivere messaggini, tipo SMS & co. (cosa non vera, quest’ultima, in quanto avrebbero continuato a insegnare a scrivere “in stampatello”, galeotta l’errata traduzione di tekstaaminen in texting)

Nota a margine: per chi si volesse divertire con Google Translate, ecco l’articolo che è la fonte originale della notizia. Ecco invece due post di Tech Fanpage e Tom’s Hardware dai quali, confrontando url, titolo e sottotitolo, si intuisce che i redattori siano intervenuti a posteriori a chiarire l’equivoco (e non sono in molti ad averlo fatto, neppure la “regale” BBC…).

Ho una grandissima stima nei confronti delle scuole finlandesi, e nordeuropee in generale, che sono senza dubbio anni luce più avanti di noi italiani nell’efficacia della didattica (non a caso proprio gli studenti finlandesi risultano costantemente ai primi posti delle classifiche calcolate dalle indagini internazionali PISA, nelle quali quelli italiani veleggiano tra le posizioni 23 e 27, sempre al di sotto della media dei paesi Ocse). Di conseguenza guardo con grande rispetto a qualunque decisione venga presa in materia dalle autorità di quel paese. D’altra parte ci sono decine di articoli sul web che illustrano con dovizia di particolari la superiorità del sistema dell’istruzione finlandese. Uno per tutti, The Finnish miracle, da cui estrapolo solo un paio di frasi:

Everyone in the schooling profession knows that Finland is the international all-star of education.

e

Finland produce the world’s best young scholars via minimal hours and cash

La notizia ha prevedibilmente scatenato un acceso dibattito sui pro e i contro della scelta finlandese. Alcuni articoli parteggiano apertamente per l’uso delle tastiere, come quelli di I-Programmer e di Digital Trends (sullo stesso sito è possibile leggere un approfondito articolo del 2013 sul tema: Can pen and paper survive in a world of touchscreens and tablets?.

Tra gli interventi più lucidi quello di Nigel Coutts su The Learner’s Way, ragionevolmente favorevole:

In many ways this decision makes sense, handwriting is increasingly a skill our students will not require in a digital age where typing is the norm.

Coutts cita l’interessante articolo di Maria Konnikova pubblicato lo scorso giugno sul New York Times, What’s Lost as Handwriting Fades, che cita numerose ricerche scientifiche le quali dimostrano come la scrittura a mano sia essenziale per lo sviluppo educativo dei bambini:

Psychologists and neuroscientists say it is far too soon to declare handwriting a relic of the past.

In sostanza, non importa cosa scriviamo, ma come lo facciamo:

Children not only learn to read more quickly when they first learn to write by hand, but they also remain better able to generate ideas and retain information. In other words, it’s not just what we write that matters — but how.

Le ricerche si spingono oltre: c’è grande differenza tra lo scrivere in stampatello e in corsivo, in quanto le due modalità attivano reti neuronali del tutto differenti. Scrivere in corsivo, ad esempio, aiuta ad assimilare nuove informazioni, e memoria e apprendimento in generale ne beneficiano:

For adults, typing may be a fast and efficient alternative to longhand, but that very efficiency may diminish our ability to process new information.

Altri ricercatori hanno scoperto che gli studenti apprendono meglio quando prendono appunti a mano invece che col computer. Scrive ancora Maria Konnikova, citando gli psicologi Pam A. Mueller di Princeton e Daniel M. Oppenheimer dell’UCLA e il loro studio The Pen Is Mightier Than The Keyboard: Advantages of Longhand Over Laptop Note Taking:

Students learn better when they take notes by hand than when they type on a keyboard. Contrary to earlier studies attributing the difference to the distracting effects of computers, the new research suggests that writing by hand allows the student to process a lecture’s contents and reframe it — a process of reflection and manipulation that can lead to better understanding and memory encoding.

Anche un articolo dell’Huffington Post dello scorso settembre, The Benefits Of Writing With Good Old Fashioned Pen And Paper, va in questa direzione. E cita una ricerca del 2013 di Patricia Ann Wade, Do Students Learn Better by Typing on a Keyboard or Writing with a Pen?, in cui l’autrice, pur confermando la superiorità della scrittura manuale per l’apprendimento, suggerisce di valutare caso per caso:

The advantages of word processing on a keyboard must be weighed against the advantages of writing with a pen or pencil.

Chiudo citando un paio di commenti di lettori americani in cui mi sono imbattuto. Il primo riporta il caso di una scuola americana, in cui da anni la scrittura corsiva manuale è stata abbandonata. Ebbene gli ex alunni praticamente non riescono a leggere le lettere dei propri genitori, a meno che non siano scritte in stampatello…
Il secondo commento suggerisce, salomonicamente:

Perché non insegnare entrambe le cose? Scrivere a mano in corsivo e scrivere al computer?

Già, perché no?