Editorially chiude i battenti: una grande perdita

0

Il 13 febbraio ho ricevuto dal team di Editorially una mail che mi ha raggelato: la piattaforma di scrittura cloud, di cui nemmeno due mesi fa avevo scritto così entusiasticamente, chiuderà il 30 maggio. Non ci posso credere. In poche settimane di utilizzo Editorially è entrato senza clamore nelle mie abitudini di scrittura al punto che ora non riesco a capacitarmi che entro tre mesi i miei testi e i miei appunti dovranno cambiare casa. Ecco il testo della mail:

Goodbye

Today brings some sad news: Editorially is closing its doors. The application will remain available until May 30, at which point the site will go offline. We encourage all users to export their data.
We’re proud of the team and tool that we built together and incredibly thankful that so many of you were willing to give it a try. And we continue to believe that evolving the way we collaborate as writers and editors is important work. But Editorially has failed to attract enough users to be sustainable, and we cannot honestly say we have reason to expect that to change.
We wish that were not the case — we’ve spent much of the past two years working on the hypothesis that the reverse was true — but today we must be honest with ourselves, and with you: this isn’t going to work.
We know many of you have spent time and energy making Editorially a tool you use every day, even going so far as to evangelize it to your friends and colleagues. For that: thank you. We’re sincerely sorry to have let you down.

Il messaggio è stato anche postato su STET, il blog di Editorially, di cui pure avevo scritto nel mio post.

Quella mail ha immediatamente stimolato alcune considerazioni.

Innanzitutto il plauso per la chiarezza e la trasparenza, tutta anglosassone (eh sì, chissà che pasticcio se il servizio fosse stato erogato da un’azienda italiana…), con cui è stata comunicata la brutta notizia, annunciata anche su Twitter:

La processione di tweet costernati (o di ringraziamento) la dicono lunga su quanto il servizio fosse apprezzato dagli utenti. Anch’io ho fatto la mia piccola parte:

L’altro pensiero è la grande preoccupazione per i contenuti degli utenti della piattaforma dimostrata dal team di Editorially, che fin da subito ha consigliato di esportare i propri dati in formato aperto. L’indicazione è subito stata sportivamente raccolta da un paio di piattaforme “concorrenti” (Draft e Penflip) che appena tre giorni dopo l’annuncio della chiusura hanno predisposto un tool di importazione diretta dei dati esportati da Editorially:

Merita citare testualmente le parole del fondatore di Draft, Nathan Kontny in occasione della chiusura di Editorially:

I hate seeing anyone have to shut down something. I’ve had to do it too. It sucked. But we return stronger.
I debated writing this importer. I don’t want to be a vulture. But some Editorially users asked, and I reached out to Editorially’s CEO, Mandy Brown, and got her blessing.
So if Draft seems like something you might enjoy, use this tool. Pick your Editorially exported zip file to have your documents, versions, tags and comments imported into Draft.
I wish the Editorially team luck finding their next adventure. But they are ridiculously talented. They won’t need it.
-Nate

Un grande esempio di sportività e cameratismo.