Gialloluna: cronaca di una serata speciale

0

N.B.: quanto segue è un testo alquanto informe e scritto di getto il giorno successivo alla serata di premiazione di GialloLuna NeroNotte 2014 del 3 ottobre. Gli ho dato una sistemata, giusto per eliminare le brutture più eclatanti e precisare nomi e date, ma niente più. E le parolacce sono rimaste tutte… 🙂

Arrivo a Ravenna alle 20 in punto di venerdì 3 ottobre (perdendomi un paio di volte: Ravenna è proprio un rompicapo). In realtà ho rischiato di non esserci proprio, a Ravenna, a causa di una emergenza sul lavoro, che per fortuna è rientrata giusto in tempo per consentirmi di partire. Il posto dove si svolgerà la serata è fighissimo: un vecchio cinema in pieno centro città, rimodernato e trasformato in ristorante (ma non solo…).

All’ingresso noto subito Franco Forte (il direttore dei Gialli Mondadori) seduto a un tavolino esterno che sorseggia l’aperitivo con alcune persone. Mi presento subito a Nevio Galeati (l’organizzatore del festival, colui che in una mail mi aveva annunciato che il mio racconto era in finale), il quale mi accoglie con calore, anche se nulla fa presagire che sarò io il vincitore. Lui mi illustra la zona del ristorante riservata a Gialloluna, poi mi indica vagamente dove stanno i miei “colleghi”.
Mi avvicino timidamente al tavolo di Franco Forte, e per cinque buoni minuti sto lì impalato in attesa del momento opportuno per presentarmi. Fantozzianissimo! Infine mi butto, Franco Forte per fortuna si ricorda di me: interagimmo una quindicina di anni fa, il mio racconto Undernet fu segnalato al premio Alien e lui poi nel 2000 lo pubblicò sulla rivista online di fantascienza Delos (il racconto e la sua presentazione sono ancora lì…).

L’incontro con Franco mi fa davvero piacere, anche perché da quella volta non ci siamo mai più sentiti, ma pure da lui non trapela un gesto o una parola che faccia presagire. Mi sto già mettendo il cuore in pace. Infine prendiamo tutti posto nell’area davanti al palco, io mi siedo a un tavolo insieme a finalisti e veterani dei concorsi, tra cui alcuni frequentati su Facebook, come Luca Romanello e Diego Di Dio. Ci sono anche Alessandro Maurizi, Alessio Gallerani, Diego Matteucci e Miller Gorini (sempre con la macchina fotografica in mano). Si chiacchiera. Finché hanno inizio le premiazioni…

Franco Forte e Nevio Galeati salgono sul palco e illustrano il concorso. Sono arrivati ben 100 racconti! Ne hanno selezionati 8 invece dei soli 5 previsti per via della loro ottima qualità. Ne premieranno 3, e il primo sarà pubblicato sul Giallo Mondadori. Galeati aggiunge che la giuria finale (composta da lui, Franco Forte e la grande Annamaria Fassio (che mi hanno presentato poco prima) non è stata mai d’accordo su nulla, salvo che sul racconto vincitore…
Comincio a fremere. Anche perché sento la vittoria sfuggirmi di mano…

Prima c’è l’elencazione dei finalisti. Su 8 ne manca uno, o forse due.
Poi Franco Forte chiama i tre che saliranno sul podio.
Me la sto facendo sotto.
Il terzo è Diego Di Dio…
Il secondo non c’è…
Nessuno dei due sono io, a quel punto capisco che non ci sono più speranze. Penso che se Franco annuncerà che il racconto vincitore è “Ca…” avrò vinto, con qualsiasi altra sillaba sarà finita.
Mi irrigidisco, di guardare il palco non mi riesce proprio, fisso un punto indefinito davanti al tavolo, quando Franco dice “il racconto vincitore…” mi si ferma il cuore, c’è come un istante che si dilata… E poi “Car… ne… va… le di san… gue di…” a quel punto non sento più nulla, sono in trance.
Non è possibile.
Sono io.
Cazzo….

Salgo sul palco, cioè volo fino al palco…
Strette di mano, cartelletta, scatolino…
Franco dice due parole, che io e lui ci conoscemmo tanti anni prima bazzicando gli ambienti della fantascienza underground… Orpo…
Fa dire due parole anche a me.
L’ho sparata. Tipo:

Finalmente ce l’ho fatta.
Dopo anni di partecipazioni.
Nel 2000 fui segnalato a Cattolica.
Perseverare.
Gioia.
E non so proprio che cazzo altro ho detto…

Poi parla Diego Di Dio. Non ricordo nulla. Una roba filosofica. Molto bella. Io sono sempre più in trance.

Quindi premiano il grande Stefano di Marino, un veteranissimo di Segretissimo Mondadori. Un onore starci accanto sul palco.
L’attimo infinito finisce e si torna a tavola a mangiare.
Mangiare… ssseeeee….
Sono travolto dalle strette di mano, tutti si congratulano, mi sento al settimo cielo.
Arriva l’antipasto.
L’anti-che?

La cena…
Poco prima che inizi, Franco Forte mi chiama, mi detta l’email della redazione del Giallo Mondadori e la sua. Gli serve a breve l’rtf del racconto.
Ma allora è vero. Ho vinto sul serio!
Franco dice che Carnevale di sangue verrà pubblicato su un numero dei Classici ma non ricorda quale. E chissenefrega quale!
Torno a tavola inebetito, ripetendo a memoria gli indirizzi che mi ha dettato per poi trascriverli sulla cartelletta…

A un certo punto vengo circondato da altri tre finalisti, seduti a un tavolo dietro al nostro (mi mancava qualcuno all’appello, infatti…): Salvo Lecce, Cataldo Cazzato, e l’unica donna finalista, Emanuela Ionta. Si chiacchiera, si scherza. Emanuela nota che l’ordine dei premiati è esattamente l’ordine di pubblicazione nella lista dei finalisti. Ordine alfabetico. Cazzo. Non sarà che hanno scelto i primi tre partendo dall’alto? Ahah!

Della cena ricordo dei tortelli gialli, delle robe ritorte annegate nel sugo, della carne tagliata… E un dolce di vari colori, che comunque mi concedo…
Vino ne bevo un dito. Non mi serve, basta la gloria a ubriacarmi.

Chiacchiere travolgenti, ma ho dovuto segnarmi sulla cartelletta i nomi di tutti, in modo da associarli alle posizioni a tavola (altrimenti dimentico in fretta…). Memorabili le disquisizioni con Alessio Gallerani, Diego Matteucci e Miller Gorini su importanti questioni filologiche quali le affinità lessicali tra il codigorese e il mestrino…

Uno dei ragazzi mi dispensa utili consigli, suggerisce di approfittare del momento favorevole. All’improvviso Miller mi chiede di fotografare la pergamena. E’ solo in quel momento che realizzo cosa c’è scritto sopra. La frase pazzesca è la seguente:

E il protagonista è pronto a diventare seriale

Cazzo! Cazzissimo!

A un certo punto cominciano a suonare, complessino simil jazz con musiche da film, davvero molto molto bravi, ma siamo a meno di 3 metri dal palco, la musica è assordante, per cui parlare si fa un po’ difficoltoso… 🙂

Finita la musica (e la cena) la serata volge al termine (si fa per dire).
Vedo Franco in pausa, per cui dico a Romanello che io vado a farmi fare l’autografo (anche Luca ne vuole uno).
Io ho in mano un vecchio “China killer” del 2000, roba d’antiquariato. Franco mi guarda strano, non se l’aspettava proprio che tirassi fuori quel reperto.
Dedica, chiacchiere, qualche saluto, ma il nostro gruppetto non accenna a sciogliersi. Diego suggerisce una birra da qualche parte. Eccerto!

Ancora saluti.
Io abbraccio la Fassio, quasi senza parole. Saluto Franco, e gli anticipo che il seriale ce l’ho già, 4-5 racconti e un romanzo (non si sa mai…)!
Poi saluto Nevio Galeati, il patron di Gialloluna. Mi fa i complimenti, quasi commosso, e ribadisce che la giuria è stata assolutamente unanime sul nome del vincitore. Di nuovo mi sollevo di 5 cm da terra. Galeati mi offre di tenersi in contatto, io accetto volentierissimo, la sua mail ce l’ho.
Direi che si può andare…

Il gruppetto si compatta: io, Diego Di Dio, Luca Romanello, Miller Gorini (il fotografo…) e Alessio Gallerani. Vaghiamo per Ravenna. Ci sediamo a un bar nella piazza principale. Si chiacchiera a ruota libera di scrittura, pubblicazioni, ecc. ecc. Io ho la mia piccola esperienza da raccontare. Si parla e si sparla, si spettegola (brutta razza gli scrittori), tanti nomi non li conosco, ma non importa. Un sacco di info utili. Sono contento perché riesco a dare il mio contributo alla conversazione. Non è proprio così scontato.

Il bar chiude (e io offro la bevuta, ci mancherebbe…). Ci trasferiamo in mezzo alla piazza e continuiamo a parlare fino all’una e mezza. Finamente la compagnia si scioglie. Diego e Luca in albergo, gli altri due hanno la macchina. Ora mi aspetto un po’ di richieste di amicizia su Facebook…

Mi perdo per il centro cercando la mia auto. Strano, non mi era mai capitato. Fortuna che ho l’iPad e le mappe di Google.
Intanto mi faccio un caffè in un bar (ce ne sono un sacco ancora di aperti nonostante siano quasi le 2). Il barista è più ubriaco dei clienti che si fanno shortini di whisky. Quando chiedo un caffé mi guarda con sospetto. Mi sa che non gli capita spesso, a quell’ora…

Per uscire da Ravenna mi perdo due volte, c’è un cartello sì e uno no. Alla fine faccio una strada drittissima e oscura, per fortuna dopo vari giri mi rimetto miracolosamente sulla superstrada per Cesena. A Cesena Nord mi fermo a un autogrill deserto a farmi un altro caffé. Però ho l’impressione che con l’adrenalina che ho in corpo potrei guidare fino a Roma.

Arrivo a casa alle 3. Alle 6 mia figlia cinquenne mi butta giù dal letto. Vuole sapere che premio mi hanno dato.
Io rispondo: la gloria.
Lei corre dalla madre in cucina e chiede: “Mamma, cos’è la gloria?”
Piccola…
Ma torna subito da me perché vuole sapere che cos’è quella scatolina sulla tavola. Arrivano la seienne e l’ottenne.
Ok. Mi alzo. Sono le 6 e 10 e non mi riaddormento più. Ma va bene così. E quando mi ricapita?