Scrivo.me, il sito Mondadori “sul” self publishing

0

Dopo quasi due anni di attesa, di indiscrezioni, di voci di corridoio, di interviste abbottonate, Mondadori è uscita allo scoperto lanciando il suo portale sul self publishing. Ed è proprio quel sul che fa la differenza. Scrivo.me, questo il nome ammiccante del portale andato online il 29 ottobre scorso, non è infatti un sito di autopubblicazione, come lo sono ad esempio il Kindle Direct Program o il Kobo Writing Life. O il nostrano e interessante Narcissus.me (si noti, guarda caso, il “.me”) lanciato anni fa da Simplicissimus Book Farm di Antonio Tombolini.

Scrivo.me è dunque un sito sul self publishing, rivolto a tutti gli aspiranti (ma non solo) autori che vogliano lanciarsi nell’avventura dell’autopubblicazione. Recita la presentazione:

Scrivo.me è il portale del pop-publishing del Gruppo Mondadori dedicato alla scrittura e alla pubblicazione digitale.

E ancora:

Scrivo.me non è un’agenzia di servizi editoriali e non vende alcun tipo di servizio. Non siamo alla ricerca di nuovi autori o nuove voci. Vogliamo testare un modo nuovo di fare quello che da sempre fa l’editoria, e cioè assistere gli autori nella creazione di opere di qualità.

Edoardo Brugnatelli, che del portale è il direttore (sul web questo titolo suona così retrò…) in questo post del 3 novembre sente il bisogno di ribadire il concetto:

Scrivo.me quindi NON pubblica libri e non vende servizi. Ripeto: Scrivo.me non pubblica libri e non vende servizi.

Segno evidente che non è facile smarcarsi da ciò che tutti si aspettavano dalla Mondadori, cioè un portale di autopubblicazione tout court.

Brugnatelli ho avuto il piacere di ascoltarlo di persona durante la sua conversazione con Carlo Annese di GQ sul palco dell’International Self Publishing Festival (#ISPF13) svoltosi a Senigallia il 19 e 20 ottobre e organizzato, guarda un po’, proprio da Narcissus, alias Simplicissimus Book Farm. Un evento ben riuscito, che è ha avuto la meglio sulla mia cronica pigrizia, non fosse altro perché si teneva a un’ora di macchina da casa…

In quell’occasione Brugnatelli, una persona brillante e dalla loquela pacata e sicura che deriva dall’esperienza, ha anticipato l’esordio dell’attesissima piattaforma Mondadori, precisando poi che non è in effetti una piattaforma, definendola, con un termine evocativo, pop-publishing. E ha tenuto a ripetere che il self publishing, snobbato, se non odiato da tanti editori, agenti letterari e pure autori tradizionali (da lui appellati “analfabeti tecnologici”) non è altro che una “modalità di pubblicazione” come un’altra. Punto.

Ma chi è Brugnatelli, direttore di Scrivo.me? Laureato in filosofia, dal 1990 in Mondadori come editor, creatore nel 1998 della collana Strade Blu di cui è stato direttore editoriale fino al 2011, scopritore di Roberto Saviano. Da gennaio 2012 è Self Publishing Project Director.

Ha raccontato Brugnatelli che quando Riccardo Cavallero (ora Direttore Generale Libri Trade) è tornato in Mondadori dopo una lunga fase lavorativa all’estero, si è subito preoccupato di dare una svolta tecnologica al gruppo. E l’incarico a Brugnatelli (che a dicembre 2011, giusto per sondare il terreno, aveva pubblicato con Narcissus un ebook di cui si vanta di aver venduto ad oggi solo 4 copie…) rientra in questa nuova visione. Poi però durante la gestazione sono successe molte cose e il progetto, divenuto in rete una vera e propria leggenda editoriale, ha cambiato pelle. Il risultato è ora sotto gli occhi di tutti.

Brugnatelli è molto attivo sul portale che dirige, e non disdegna di interagire con gli utenti. Simpaticissimo lo scambio di battute in calce a un post su Masterpiece in cui il direttore chiudeva con una classica espressione geek:

> Edoardo Brugnatelli: My 20 cents.

Ma uno scafato utente, implacabile, gli faceva notare la svista.

> Francesco: Non erano “two” i cents?

E i commenti successivi:

> La redazione: Sì, ma il direttore è un uomo generoso.
> Edoardo Brugnatelli: crepi l’avarizia!!!

Fantastico!

Ma in tutto ciò, la Mondadori cosa ne ricava? Scrivo.me è una scommessa, la messa a disposizione gratuita delle risorse del gruppo (soprattutto umane e di esperienza editoriale) agli autori è una forma di apertura che mi sembra quasi unica nel panorama italiano. Non a caso Brugnatelli dice:

Siamo – per dirla con Agassi – “open” e questo spiega alcune scelte tecniche, per esempio l’uso delle definizioni di Wikipedia per la mappa: dove meglio trovare definizioni crowdsourced e ampiamente accettate?

Open, come Open Source. Non a caso cita Wikipedia…

E ancora:

Scrivo.me vuole fare proprio questo: aprire le porte di questo universo sterminato e affascinante. Rendere possibile a chiunque voglia scrivere e magari pubblicarsi di capire quali sono gli strumenti, le tecniche, le regole per rendere ancor più bello e più ricco il testo sul quale sta lavorando. E allora abbiamo aperto, almeno idealmente, le porte del gruppo editoriale per farvi vedere come facciamo, come si fa; in che modo, cioè, quelli che un tempo erano chiamati addetti ai lavori, appunto, lavorano.

Scelta coraggiosa e meritevole, non c’è dubbio. Soprattutto dando un’occhiata al nutrito team di collaboratori. Cito innanzitutto eFFe, un nome che non ha bisogno di presentazioni, il quale si autodefinisce “pianificatore dei contenuti del portale”.

Poi ci sono una serie di blogger e personaggi che con la rete bazzicano da anni, come Personalità Confusa, Giorgia Biasini, Arturo Robertazzi, Roberto Inversa, Anna Da Re, Elena Biagi, Marco Giacomello, ognuno con la propria “specializzazione”.

Nutrita la schiera dei mondadoriani (oltre al direttore, s’intende): Giovanni Francesio (direttore editoriale Piemme), Ornella Robbiati (direttore editoriale Sperling & Kupfer), Paolo Repetti (codirettore di Einaudi Stile Libero), Franco Forte (editor di Gialli Mondadori, Segretissimo e Urania), Paolo Granata (consulente di MondadoriPortfolio), Silvia Piombo (consulente Electa e Mondadori Periodici).

Infine gli autori: Licia Troisi e Leonardo Patrignani (autori fantasy Mondadori), Fabio Geda (scrittore), Ivan Canu (illustratore e scrittore), Augusto Macchetto (autore per bambini e di fumetti).

Non si può dire che Mondadori abbia lesinato sotto questo aspetto.

Tornando a cosa ci guadagna il gruppo di Segrate, al di là dell’indubbio valore cha ha mettere il piede in un settore ancora tutto da scoprire e dalle grandi potenzialità, è evidente che il portale potrebbe portare un consistente aumento del numero di utenti di Kobo Writing Life, che è partner di Mondadori, e la pagina dedicata al servizio sta lì a testimoniarlo:

Se dopo tutto questo parlar di scrittura, di pubblicazioni e di eBook ti è venuta voglia di scrivere o se, ancora meglio, hai già una storia nel cassetto ti consigliamo di provare Kobo Writing Life, la piattaforma per la pubblicazione fai-da-te.

Dove tutto ciò porterà, è ancora da vedere. Magari tenete d’occhio La posta del Direttore

Mi lasciano invece alquanto perplesso la serie di post nella rubrica Tu quoque che esplorano l’universo antico dei presunti self publisher, da Alberto Moravia a Marcel Proust, da Anais Nin a Virginia Woolf. Storie già lette e rilette. Io credo che il fenomeno del self publishing non abbia necessità di giustificazioni di tal fatta. Proust e la Woolf non tiriamoli per la giacchetta ma lasciamoli riposare in pace. Che poi, nel caso della Woolf, dire che si fabbricava i libri “nel salotto di casa, con una stampante” è quantomeno bizzarro (nel senso che per stampante oggi si intende qualcosa di ben diverso da un torchio a pressa). Modalità maliziosa on. Non sarà che tale immagine porta acqua al mulino del self publisher moderno? Modalità maliziosa off

Il post su Proust, invece, ha mandato in confusione Gaia Conventi, che nel suo seguitissimo blog Giramenti ha condiviso le proprie perplessità. Come non darle torto…

Chiudo con un paio di considerazioni tecniche.

La prima, sul nome Scrivo.me. Non mi convince, più che altro perché l’estensione a dominio .me io la pronuncio sempre all’inglese (che, se ci pensate, fa molto veneto: scrivo mi, esilarante…), mentre altri la pronunciano all’italiana. Boh. Ripeto, non mi convince, ma tant’è…

La seconda, sulla tecnologia sottostante il portale. E’ stato scelto WordPress (il che va benissimo) e il tema standard Nimble (acquistabile per qualche decina di dollari annui). Dalla Mondadori mi sarei aspettato una customizzazione più spinta. Ma va bene così. Significa che anche i giganti apprezzano l’Open Source e la semplicità.